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  • Un abbonamento mensile per salvare la musica

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 05 Settembre 2007
    Archiviato in Marketing non convenzionale

    Con questa copertina l’edizione domenicale del New York Times Magazine si chiede se “tal dei tali” potrà salvare il business della musica. Il tal dei tali in questione è Rick Rubin, fondatore dell’etichetta discografica Def Jam, oggi ai piani alti della Columbia Records e pronto a rivoluzionare il mercato con una struttura innovativa, che comprende anche un “ufficio passaparola” in azienda.

    Il “Word of mouth department” è stato istituito dopo un esperimento chiamato “Big Red” in cui 20 studenti di noti college tra cui Harvard e Miami hanno dato vita a focus group con interessanti risultati:

    a) nessuno ascolta più la radio
    b) la maggior parte dei giovani scarica musica ma non considera questa pratica un furto
    c) gran parte della musica viene scaricata da Itunes negli Ipod

    I giovani si muovono tra facebook (cool, ma ancora per poco) e i blog, considerano myspace “scaduto” e la cosa che più li gratifica e muove i loro comportamenti è il passaparola. Un esperimento della Columbia ha portato a “generare” passaprola in stile 2.0 nei forum e nelle chat utilizzando dei seeder (persone che inseriscono a pagamento commenti o “voci” positive in merito ad un prodotto o argomento, in questo caso alla musica), si tratta però del solito approccio top-down in cui cambiano le forme, ma non la sostanza.
    E’ invece interessante notare come il modello futuro proposto da Rubin sia quello della sottoscrizione: con 19/29/39 euro al mese una immensa libreria musicale sarà disponibile on line in ogni parte del mondo, senza limitazioni. Il modello itunes è infatti limitante secondo l’ideatore di questa strategia visto che applica un pricing paritario per le canzoni “da top 10″ come per quelle meno ascoltate. Dice Rubin che con il suo modello l’industria musicale potrebbe decuplicare il proprio volume d’affari.

    Le certezze in merito sono due:

    - le major devono trovare un nuovo modello di business che tenga in considerazione l’immaterialità del bene che propongono. Non è irrilevante il fatto che moltissime persone scaricano musica senza ritenere tale pratica sbagliata o illegale.

    - il marketing digitale rivoluziona le convinzioni più radicate e lo switch da “tariffazione a consumo” ad “abbonamento” ha fatto alcuni feriti, ma non molti morti. Le compagnie di TLC ad esempio sono ancora tutte li, a giocare tra la lobby e le offerte speciali cercando di mantenere un vantaggio competitivo labile, ma non ancora perso.

    Serve coraggio per innovare, ma è più una certezza che un dubbio il fatto che l’applicazione dei vecchi modelli alle nuove piattaforme rischia di essere un boomerang molto pesante, e se si è visto che il word of mouth è cosi importante, significa che l’utente conta più di qualcosa in questa faccenda.

    immagine: idolator.com

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COMMENTI

  1. Il giorno 05 Settembre 2007 alle ore 22:07
    Kerouac3001 ha scritto:

    Molto interessante. Sicuramente sarà per qualche tempo il futuro, ma non sarà il futuro. Cioè: secondo me è un’ottima trovata, ma durerà poco.

    Penso che ci sarà un boom iniziale scatenato dal passaparola, dalla novità , dalla moda e dal pensare che alla fine “costa poco la legalità “.

    Ma nel giro di qualche mese gli utenti torneranno all’illegalità , perché meno costosa e soprattutto perché illegale (un fascino senza tempo, certamente accentuato dall’immaterialità del bene rubato).

    Infatti trovo splendido questo concetto:

    “le major devono trovare un nuovo modello di business che tenga in considerazione l´immaterialità del bene che propongono. Non è irrilevante il fatto che moltissime persone scaricano musica senza ritenere tale pratica sbagliata o illegale.”

    Penso che la proposta di cui hai parlato sia un passo in avanti, ma dubito che sia la reale soluzione al problema della pirateria. Anche perché non credo che ci sia una soluzione.

    Forse quando non riesci a vendere qualcosa, perché continuano a rubarlo non devi trovare un modo per renderlo meno costoso, e non devi nemmeno trovare un modo per proteggerlo meglio. Forse devi semplicemente renderdi conto che è un bene che non venderà mai quanto ti aspetti.

    Mi attirerò l’odio di molti, ma io alzerei i prezzi dei cd originali alle stelle e allo stesso tempo renderei la musica gratuita. Alla fine chi compra oggi comperà domani. Dubito che ci sia qualcuno che compri un album perché è illegale scaricarlo.

  2. Il giorno 06 Settembre 2007 alle ore 7:50
    giorgio ha scritto:

    Grazie per il tuo commento, concordo con te sul ritorno all’illegalità : se prima pagavo 50 e mi fanno pagare 20 magari ci penso su.. ma pagare 0 è sempre meglio. A meno che non si trovi un sistema di lock in come quello dei windows preinstallati nei pc: se un portale-aggregatore di questo tipo fosse preinstallato nei navigatori delle auto come nei pc o in molti lettori mp3 forse la diffusione e l’utilizzo sarebbero maggiori. Ricordo che una volta a lezione un docente “illuminato” mi disse che anche lui scarica musica ma che a 50 anni pagherebbe 20/30/40 cent per una canzone molto volentieri ma già l’euro di itunes è solo una diversa presentazione della stessa minestra..
    Io credo che il modello da analizzare sia quello “ti regalo la musica e ti vendo il concerto live e la maglietta”

  3. Il giorno 06 Settembre 2007 alle ore 20:24
    Poianone ha scritto:

    L’hanno scorso ho potuto parlare con l’ex sales manager di Ubisoft Italia, relativamente alla mia tesi di laurea. Quando gli ho chiesto “Quante risorse indirizza Ubisoft contro la pirateria?”, la risposta è sorprendentemente stata “Molto poche.”
    Ecco, secondo me le major musicali dovrebbero rendersi conto che, anzitutto, il fenomeno-pirateria NON è eliminabile: riducibile, si, eliminabile no! E’ un fenomeno quasi fisiologico, esattamente come lo è l’inflazione, per il semplice fatto che il costo di transazione, cioè la spesa sostenuta per piratatare/scaricare la musica è pari a zero (o quasi). Anche se la protezione fosse a livello hardware, verrebbe ben presto scavalcata, come è successo per tutte le console degli ultimi 20 anni. Forme come la sottoscrizione possono funzionare, ma pensare che UNA forma di distribuzione possa eliminare la cultura free, beh, mi sembra proprio un utopia! E vedrete quando l’industria cinematrografica subirà lo stesso processo, che razza di sconquassi nasceranno…

  4. Il giorno 03 Ottobre 2007 alle ore 7:33
    Fran ha scritto:

    Io sono innamorato del supporto vinilico, ma non disdegno il cd, quante cose si possono leggere dal booklet?
    Però concordo con Rick Rubin, un modello nuovo è possibile. Recentemente sul mio blog ho prospettato diversi scenari, facendo un parallelo con un settore v.m. 18 che qualche hanno fa dovette affrontare lo stesso difficile passaggio.

    Ciao ciao
    Fran

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